Anemone trifogliata.


 

Dimensioni: 10-30 cm

 

Fusto ipogeo: rizoma orizzontale biancastro

 

Fusto epigeo: eretto

 

Foglie: foglie brevemente picciolate a 3-5 segmenti inciso-dentati e ovati

 

Fiore: fiore unico, diametro di 2,5 cm, su un peduncolo di 2-3 cm

 

Frutto: achenio

 

 

 

Distribuzione regionale: presente in quasi tutto il territorio regionale

 

Distribuzione altitudinale: 0-1600 m slm

 

Ambiente caratteristico: diffusa nei boschi e nei prati

 

Fioritura: da marzo a giugno.

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Aconito Napello -Aconitum napellus subsp.tauricum


 

Dimensioni: 50-150 cm

 

Fusto ipogeo: rizoma tuberoso a forma di fuso

 

Fusto epigeo: eretto

 

Foglie: 2-3 palmatosette di grandi dimensioni, divise in segmenti stretti un paio di mm

 

Infiorescenza: spiga terminale densa costituita da numerosi fiori violetto-scuri di 2-3 cm, ciascuno dei quali ha il petalo superiore foggiato ad elmo

 

Frutto: follicoli (3) 5-20 mm

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Aglio delle bisce detto anche Aglio testa tonda.


ImmagineTassonomia filogenetica:

Magnoliophyta 

Ordine. Asparagales Link

Famiglia. Amaryllidaceae

Genere. Allium L.

Piante il cui organo perennante è un bulbo da cui, ogni anno, nascono fiori e foglie.

Descrizione: Pianta erbacea perenne, ermafrodita, assai polimorfa alta 30-80cm. Con bulbo ovoide generalmente contornato da bulbilli, rivestiti da una tunica giallo-pallida.

Scanpo semplice emplice, eretto, cilindrico e pieno.
Le foglie in numero di 2-6, sessili, amplessicauli, raccolte nella metà inferiore dello scapo, sono aguzze, cave solo in basso, più o meno cilindriche o profondamente scanalate nella pagina superiore.

Infiorescenza a semplice ombrella, sferica o subsferica-oblunga, densa di fiori sostenuti peduncoli di diverse misure (8-12 mm).

Fiori con perianzio campanuliforme, hanno tepali ottusi, rosei o porpora più o meno scuri, raramente bianchi di 3.5- 5,5 mm, stami 6 tutti eretti e spesso sporgenti, gli interni con il filamento munito di due stipole staminali lunghe ed aguzze. Ovario supero di colore verde, con un lungo stilo bruno che sporge dai tepali per circa 2 mm.

IL frutto è una piccola capsula con semi triangolari.

Antesi : Giugno – Agosto

Distribuzione in Italia: Presente in tutte le regioni, è comune nella Penisola e nelle Isole, rara nel Nord dell’Italia

Habitat: Pendii rocciosi, terreni aridi, incolti e vigneti. dal piano fino a 1.900 m.

Etimologia: Il nome della specie deriva dal celtico all = acre, bruciante per le sue caratteristiche organolettiche, quello della specie allude alla forma sferica dell’infiorescenza.

Proprietà ed utilizzi. Specie commestibile officinale.
A questa specie che come a tutte le altre piante dello stesso genere vengono da tempi lontani attribuite moltissime virtù curative, tra le quali quelle più seriamente accreditate sono la riduzione della pressione arteriosa, dell’ipercolesterolemia e la formazione di placche aterosclerotiche che si verificano con l’avanzare dell’età.
Sono inoltre oggetto di studio l’attività antitrombotica e quella antineoplastica.
Per queste sue proprietà molti sono i prodotti farmaceutici che vengono messi in commercio, nonostante la facilità di reperimento di queste specie allo stato spontaneo ed il modesto prezzo di quelle coltivate.

TASSO -Taxus baccata


  • Taxus baccata
    Taxus baccata (Photo credit: Wikipedia)

    Dimensioni: 5-20 m

  • Fusto: tronco eretto, ramoso, corteccia liscia rosso-bruna, privo di resina
  • Foglie: lineari, appiattite, larghe 2 mm, lunghe 15-25 mm, sempreverdi, lucide e color verde-scuro di sopra, più pallide di sotto, inserite in 2 file opposte
  • Fiori: pianta dioica, i fiori femminili solitari all’ascella delle foglie; i fiori maschili solitari o in brevi spighe
  • Frutto: involucro rosso carnoso (arillo) con diametro di 6 mm, avvolgente un unico seme

 

 

 

  • Distribuzione regionale: in tutto il piano montano, introdotto in pianura
  • Distribuzione altitudinale: 300-1600 m slm
  • Ambiente caratteristico: faggete; pianta tipicamente montana di boschi ombrosi, soprattutto su terreni calcarei
  • Fioritura: da aprile a maggio

 

Storia dell’orto botanico.


Nel 1866 il Friuli viene annesso al Regno d’Italia. Il Commissario regio Quintino Sella, che deve organizzare la nuova provincia, in accordo con le forze produttive locali promuove la fondazione a Udine di un corso di studi superiori a carattere tecnico per lo sviluppo economico, culturale e scientifico della regione. Le lezioni iniziano ai primi di dicembre 1866 con due sezioni: amministrativo-commerciale, abilitante alla professione di ragioniere; agrario-industriale, abilitante alla professione di perito agrimensore. L’Istituto, intitolato nel 1883 ad Antonio Zanon, l’economista friulano del Settecento fautore del rinnovamento agrario, è un centro di esperienze didattiche e scientifiche complementari e correlate a quelle delle principali istituzioni friulane, come l’Associazione Agraria e l’Accademia di Udine. La sede dell’Istituto era inizialmente in Piazza Garibaldi, ove ora si trova la Scuola Media Statale “A. Manzoni”.Nel 1961 la sezione per geometri si stacca da quella amministrativa dello “Zanon” dando vita all’Istituto Tecnico Statale per Geometri. Nel 1962 viene intitolato a Gian Giacomo Marinoni, illustre matematico, topografo ed astronomo udinese.Con il mese di settembre del 1992 l’Istituto si trasferisce nell’attuale nuova sede di Viale Monsignor Giuseppe Nogara, 2.

 

La conservazione in situ significa “conservare nel proprio ambiente”. Si tratta della protezione di una specie a rischio di estinzione (pianta o animale) nel suo habitat naturale, con o senza proteggere o decontaminare l’habitat in quanto tale o difendere la specie o varietà dai suoi predatori. In agricoltura le tecniche di conservazione in situ realizzano in modo effettivo il miglioramento, mantenimento e utilizzazione delle varietà tradizionali o native delle colture agricole. Queste metodologie integrano i risultati della ricerca scientifica con l’esperienza e il lavoro di campo degli agricoltori. Per prima cosa, le accessioni di una varietà conservata in una banca del germoplasma e/o quelle della stessa varietà moltiplicata dagli agricoltori sono valutate insieme nei campi dei produttori (ossia nel loro habitat di provenienza) e in laboratorio, essendo sottoposte a differenti situazioni e condizioni di stress. In questo modo si accrescono le conoscenze scientifiche sulle caratteristiche produttive delle varietà native. In seguito, le accessioni superiori sono incrociate / miscelate e moltiplicate in condizioni replicabili. Infine, queste accessioni migliorate sono fornite agli agricoltori. Costoro pertanto acquisiscono la possibilità di coltivare selezioni migliorate delle loro stesse varietà, invece di sostituirle con quelle commerciali o di abbandonare la loro coltivazione. Questa metodologia di conservazione della biodiversità agricola è più efficace nelle zone marginali, nelle quali la coltivazione delle varietà commerciali è poco redditizia, a causa delle limitazioni imposte dal clima e dalla fertilità del suolo. O laddove le caratteristiche organolettiche delle varietà tradizionali compensano la loro minore produttività.

Il germoplasma è il materiale ereditario trasmesso alla prole mediante le cellule germinali in grado di permettere di preservare in modo diretto la biodiversità a livello genetico e di specie. Esso inoltre rappresenta una risorsa genetica e contribuisce in maniera indiretta all’incremento della biodiversità.

 Il mantenimento avviene in vivo. Nel terreno ed il materiale è adeguatamente protetto da infezioni batteriche, virotiche, funginee;

in vitro sterilmente, in locali idonei.

Gli insiemi, variatamente predisposti, puntano alla qualificazione delle produzioni vegetali con materiale certificato, ciò per una commercializzazione del materiale di propagazione delle piante come sancito da direttive comunitarie e nazionali.

Alcuni germoplasmi sono economicamente ininfluenti ma tecnicamente importantissimi; questi permettono di conoscere piante non più coltivate da secoli, per esempio diverse varietà di grano antico sono presenti all’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria N. Strampelli, di Lonigo (VI).

Le banche del germoplasma e i parchi naturalistici concorrono alla Strategia nazionale per la biodiversità richiesta dalla Convenzione sulla diversità biologica, proteggono e mantengono elevata la biodiversità di una data specie, studiano e migliorano le sementi destinate allo sviluppo agricolo, analizzano parassiti e malattie, raccolgono e conservano i semi delle specie endemiche rare o a rischio di estinzione, andando a costituire le riserve per reintrodurre negli habitat originali le varietà che vanno scomparendo per cause naturali o in seguito all’intervento umano.

L’O:B:F: rappresenta la naturale evoluzione dell’antico podere sperimentale del Regio Istituto Tecnico su un terreno della Provincia. (fine 1800) Nel 1958 la giunta provinciale deliberava il trasferimento dell’orto al centro studi da uno dei cortili della vecchia sede dell’I.T. Zanon in piazza Garibaldi. La maggior parte degli orti botanici nel mondo dipendono da Enti locali, governativi o da Istituti Universitari. Gli orti botanici nel mondo spesso sono nati come giardini dei semplici oppure per esibire curiosità vegetali esotiche o per lo studio delle proprietà farmaceutiche o medicinali.

Dal 1975 L’Orto Botanico si è proposto come orto botanico didattico, ponendosi come obiettivi sia  la didattica per far conoscere agli studenti la biodiversità e la botanica sistematica che la conservazione ex-situ della biodiversità

Dal 1975 sono definite prioritarie la funzione didattica, la funzione di conservazione, i rapporti internazionali di collaborazione (storicamente 450 orti corrispondenti e 40 index pubblicatie l’attività di ricerca.

Gli obiettivi sono quelli di favorire l’apprendimento delle scienze naturali, con particolare riguardo alle diverse discipline della Botanica, dell’ecologia, della chimica.

L’orto botanico si pone inoltre lo scopo di sensibilizzare i suoi utenti alla scoperta della grandissima biodiversità riscontrabile in primis sul territorio della Regione (ambienti che vanno dalle dune lungo il litorale sino alle rocce presenti sulle cime delle dolomiti)

Attività attualmente svolte presso l’orto botanico 

conservazione e reperimento delle sementi.. georeferenziazione

rideterminazione

mappature delle essenze spontanee

ricostruzione di biotopi

endemismi.

PROTOCOLLO D’INTESA CON ORTO BOTANICO DI PADOVA

CREAZIONE UNITA’OPERATIVA IN SENO ALL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE

CREAZIONE DI UN REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO DELLA STRUTTURA COMPRENSIVO DI UN COMITATO TECNICO- SCIENTIFICO

REALIZZAZIONE DI SPECIFICHE CONVENZIONI CON ISTITUTI SUPERIORI ED UNIVERSITA’

TIROCINI UNIVERSITARI ED ATTIVITA’ DI VISITA

IN FUTURO PROGETTI EUROPEI, TESI, tirocini con orti internazionali CREDITI FORMATIVI, CORSI….

Dal primo comitato tecnico-scientifico emerge evidente la necessità di creare un orto diffuso su tutto il territorio del Friuli ( e possibilmente anche nella Venezia –Giulia) per rendere attuabile una delle mission dell’O:B: la conservazione del germoplasma in situ (descrizione….)nei diversi habitat naturali mediante mappatura con schede, georeferenziazione e raccolta semi da inserire nella banca del germoplasma e nel circuito di interscambio mediante index-seminum, delimitazione aree satellite di particolare interesse naturalistico e loro mappatura per renderle fruibili; la conservazione del germoplasma ex-situ (descrizione…) soprattutto con lo scopo di rendere fruibile e conoscibile a chiunque il prezioso materiale vegetale.

CREAZIONE o IMPLEMENTAZIONE DELLA BANCA DEL GERMOPLASMA valida soprattutto per la conservazione dei semi raccolti in natura da piante spontanee ovvero coltivate ma reiscrivibili alla categoria “Autoctone”

Gli attuali orientamenti sulla conservazione in sede internazionale prevedono infatti un ruolo di primo piano per gli orti botanici per quanto riguarda il controllo della Flora e della vegetazione locale, specialmente per quanto riguarda le specie a rischio.

In che maniera tutto questo può riguardare uno studente, un cittadino

-il problema della conservazione della biodiversità: un problema non solo teorico.. (peronospora della patata e morti in Irlanda, è bello poter scegliere dal fruttivendolo diversi tipi di frutta e verdura, resistenza agli antibiotici…)

Conservazione della biodiversità: i viventi che osserviamo oggi sono il risultato di quelli di ieri…quelli di oggi sono la base per quelli di domani….sono frutto di equilibri evolutivi maturati in milioni di anni…tutto quello che è perso è perduto per sempre….. (es. problemi attuali: legge sulla commercializzazione delle sementi)

L’uomo dipende dagli ecosistemi, gli ecosistemi con maggiore biodiversità sono meno fragili

piante aliene, modificazione areali, cambiamenti climatici o dei substrati pedologici.

 Possibilità di attività e sperimentazioni per il prossimo anno scolastico.

 -identificazione e classificazione (biodiversità orizzontale)

Classificazione di alcune piante;

Semine di monocotiledoni e dicotiledoni

 -filogenesi (biodiversità verticale)

Filogenesi del frumento

Costruzione di una chiave dicotomica Incroci mendeliani.

Riconoscimento di caratteri ancestrali di piante coltivate biodiversità ecosistemica

Studio dell’ambiente di torbiera (presso orto botanico)

Studio dell’ambiente naturale nella nostra regione (torbiera, duna, magredo,….) La biodiversità e la sostenibilità dell’ambiente naturale

Conoscenza delle piante autoctone. Studio e comparazione tra varietà commerciali e le varietà locali salvaguardia della biodiversità

Il Timo.


 

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Nome: Thymus vulgaris.

 

Famiglia: Lamiacee o Labiate.

 

Ne esistono numerose specie circa un centinaio solo in Italia. Di difficile distinzione tra di loro. La stessa varietà cambia nome nelle varie regioni Italiane.

 

Si tratta di un arbusto nano perenne, riccamente ramificato. Molto aromatico.

 

Ha steli ascendenti e lignificati alla base. Le foglie molto piccole 4/6 mm a forma lineare ellittica. Sono pelose sulla parte inferiore e biancastre alla base.

 

Fiori: Piccoli in spighe di colore bianco rosa o lilla. Le diverse specie differiscono tra loro per aspetto e forma delle foglie.

 

Si coltiva in tutta Italia, sia in vaso che in terra. Si può trovare anche sui muretti a secco. Pianta molto rustica non teme ne freddo ne caldo.

 

Come si coltiva.

 

Il terreno deve essere sabbioso e povero molto ben drenato. Necessita di pieno sole o mezzombra. Va annaffiato con moderatezza e regolarità. Concimato con letame maturo o stallatico solo in autunno.

 

Si moltiplica per seme.

 

Se coltivato in vaso posizionato su davanzali e terrazze. E d’aiuto per l’allontanamento di mosche e zanzare.

 

Viene usato in cucina sia fresco che essiccato.

 

 

 

Un pò di storia. John Tradescant (1570-1638)


John Tradescant (1570-1638) fu botanico, naturalista, collezionista e giardiniere per i nobili e i reali di Inghilterra. Assieme a suo figlio, John Tradescant il giovane (1608-1662), viaggiò in lungo e in largo, per collezionare nuovi esemplari botanici, con cui abbellire le tenute dei suoi mecenati. Tulipani, ippocastani, larici, noccioli, tigli, platani e anche gelsi. I Tradescant ebbero il merito di introdurre un gran numero di specie di piante, sia ornamentali che da frutto (melograni, albicocchi, ciliegi), rare o sconosciute fino ad allora, e che oggi predominano nei giardini.

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L’Arca di South Lambeth, della quale, nel 1656, fu pubblicato un dettagliato catalogo, fu il primo museo inglese, e i visitatori erano ben contenti di ammirare le piante esotiche.

Fragola di bosco.


La Fragaria vesca. Fragola di bosco, pianta erbacea della famiglia delle rosacee. Pianta spontanea nei sottoboschi. Viene coltivata per i frutti. Produce piccole fragole dal profumomolto intenso. 

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Produce piccoli fiori bianchi che possono avere 4/6 petali fioriscono da Aprile a Luglio, e possibile che la stessa pianta faccia più fioriture nell’anno. Alla base in piccoli ciuffi si trovano le foglie dentellate. A volte rifioriscono in autunno. In realtà il frutto è un falso-frutto, che sorregge i frutti propriamente detti che sono i semini di cui è cosparsa la superficie.

 

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Coltivazione:

 

Preferisce suolo acido e fresco con esposizione di mezzombra.

 

Si riproduce per moltiplicazione vegetativa.

 

I frutti, sono di difficile conservazione e devono essere consumati o lavorati rapidamente.

Ha utilizzi medicinali, la fragola di bosco può alleviare disturbi gastrointestinali. Contiene principi attivi. Olii essenziali, tannino, flavone. Contiene calcio,fosforo,ferro,iodio, acido salicilico. Con buone dosi di vitamina C.

 

 

Achillea – Achillea millefolium


 

Achillea – Achillea millefolium 

 

 

 

Famiglia- Asteraceae (Compositae)   ImmagineAltri nomi con qui è conosciuta l’achillea.

Erba de feridas, erba dei somari, erba del soldato, erba pennina, erba del marchese, sanguinella stagnasague, millefiori, millefoglie ed altri a carattere regionale o variano da  vallata a vallata.

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Pianta perenne, fusto duro e eretto, lanoso. L’altezza varia dai 30 hai 70 cm. Foglie pelose, con dimensioni che variano dai 5 hai 15 cm. Di forma lanceolate. Foglie basali lunghe e di piccole dimensioni. Ha numerose infiorescenze, di colore rosaceo e bianco maggio ottobre è presente il fiore. Genera frutti biancastri di circa 2 mm.

 

Si trova:

 

Cresce nelle zone temperate di tutto il mondo fino hai 2500 m. preferisce zone assolate.

 

Si può utilizzare: Fiori, estremità fiorite, foglie (recise senza picciolo), i fusti e i semi.

 

Raccolta:

 

Il periodo migliore per la raccolta è la piena estate, quando cominciano ad essiccare sia le foglie che i fiori.

 

Come si coltiva:

 

Utilizzare la pianta selvatica, comunque la si può seminare in primavera in terreno asciutto oppure riprodurre per divisione dei cespi.

 

Proprietà:

È una pianta utilissima per calmare gli spasmi uterini, nella cura delle malattie nervose, dell’asma. Viene inoltre usata per arrestare qualsiasi emorragia esterna ed interna, utilizzandola in decotto o in infuso oppure applicandola, tritata finemente, sulle ferite o sulle piaghe. Frena le diarree, favorisce le funzioni urinarie ed è un potente antiemorroidale.

 

Zone di interesse naturalistico del Friuli Venezia Giulia. I magredi.


La presenza dei magredi è un elemento peculiare del Friuli.

Ambienti naturali, che trovano una spiegazione sulla loro formazione e presenza dovuta ha fenomeni glaciali che interessarono la zona nell’ultimo milione di anni.

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I magredi del Cellina-Meduna si trovano nella parte occidentale dell’alta Pianura Friulana e si sviluppano su terreni ghiaiosi che fascia i piedi dei monti fino al confine con la linea delle Risorgive.

Nei magredi si possono trovare alcune varietà di orchidee selvatiche.

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